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04/06/2010 — Mondo Professionisti

Gli Ordini professionali hanno perso la loro battaglia, non contro le associazioni


di Giuseppe Lupoi Presidente CoLAP – Coordinamento Libere Associazioni Professionali

Ho avuto modo di leggere solo ieri l’intervento di Sardi del 26 maggio (visualizza articolo di Pierangelo Sardi, Consigliere CNEL visualizza articolo di Pierangelo Sardi, Consigliere CNEL ). Mi affretto a intervenire sulla materia per tranquillizzare l’amico Pierangelo circa i suoi timori per l’emanazione del D.Lgs 59/2010 che, da come leggo, modificherebbe la definizione di professione regolamentata, includendovi le attività non riservate. La sua preoccupazione sembra sincera leggendo l’articolo. Infatti, se veramente l’articolo 8 del D.Lgs 59/2010 includesse le attività non riservate nell’ambito delle professioni regolamentate, verrebbe a cadere il presupposto sul quale si fonda l’intero sistema ordinistico. E siccome lo so profondo studioso della materia - con lunghi soggiorni di studio in tanti Paesi europei, soprattutto in Gran Bretagna, come non perde occasione di ricordarci in ogni suo intervento, peraltro sempre profondo e dotto, forse solo alquanto prolisso, se mi è consentito - nonché strenuo difensore del sistema ordinistico, è chiaro che la lettura di quell’articolo di legge lo ha gettato nella disperazione più profonda. Si è sicuramente subito domandato: con una definizione del genere che senso avrebbe mantenere in vita un Ordine Professionale se poi lo Stato non gli affida nemmeno uno straccio di atto di professione in esclusiva? Come non avrebbe senso lasciare in vita la patente di guida, se poi fosse possibile guidare l’auto senza aver superato l’esame, così non avrebbe senso l’esame di Stato, ad esempio per gli ingegneri, se poi anche i salumieri potessero fare i calcoli di stabilità dei fabbricati, o quello per avvocati, se poi tutti potessero auto rappresentarsi in udienza. Ancora più grave gli sarà risultata la situazione per il sistema ordinistico in un momento come questo di grande crisi economica. Chi e come potrebbe difendere il mantenimento in vita di Istituti che perderebbero ogni funzione di salvaguardia dell’interesse pubblico e che comportano per la collettività costi assai elevati? Facciamo un rapido conto. Ogni Ordine che si rispetti ha base provinciale, quindi circa 100 sedi, 100 presidenti, 1.000 consiglieri, 1.000 dipendenti (mal contati), 100 riviste, e via con ogni funzione moltiplicata per 100. Ogni Ordine ha poi un Consiglio Nazionale con il suo Presidente, i Consiglieri, i Revisori dei Conti, i Probiviri, etc. Ogni riunione del Consiglio comporta spostamenti aerei, pernottamenti in alberghi romani e pranzi di lavoro (solitamente in locali a cinque stelle) e rimborsi vari (per i quali non vi è sempre totale chiarezza), oltre al personale per l’attività corrente, i vari consulenti e così via. Non crediamo di sbagliare di molto ma un Ordine non può costare alla collettività degli iscritti meno di 100 milioni di euro l’anno. Gli Ordini in Italia sono circa 30, per cui è facile convincersi che con quei soldi avremmo fatto un bel pezzo della manovra di riassetto. Tremonti, appena se ne accorge, li taglia tutti, insieme agli Enti culturali, ma con guadagni per l’erario ben maggiori. E neppure il Presidente Napolitano potrebbe farci niente. L’amico Pierangelo manifesta grande dispiacere anche per i tanti funzionari che, da come scrive, sembra abbiano passato gli ultimi tre anni della loro vita, dal novembre 2007 data di emanazione D.Lgs 206, chini sulle 70 domande giunte dalle libere associazioni, tanto da rimanere “costernati per tanto lavoro sprecato, rendendosi conto che questo inserimento delle attività non riservate blocca l’iter di moltissimi decreti, rimettendoli in discussione praticamente tutti“. Mi dispiace che la mia disattenzione lo abbia lasciato una settimana nella depressione più profonda. Fortunatamente lui è uno psicologo e quindi avrà trovato i rimedi alla depressione nella sua scienza, anche se mi dicono che abbia poco frequentato la materia essendosi occupato a tempo pieno di problemi sindacali. Con questo mio intervento lo voglio tranquillizzare ed assieme a lui voglio tranquillizzare i funzionari: non è cambiato nulla, gli Ordini sono salvi e della imponente mole di lavoro fatto non andrà sprecata una sola virgola. Vediamo di spiegare in modo elementare la questione, non senza prima ricordare che il fine della direttiva qualifiche è facilitare la circolazione dei fornitori dei servizi professionali in Europa, di annullare gli sbarramenti che esistono in alcuni Paesi europei (non a caso l’Italia è quella che ne ha di più), ridurre al minimo le riserve di attività; in altri termini liberalizzare, al fine di aumentare la competitività. In questo ambito il sistema autorizzatorio, proprio dei nostri ordini, si pone agli antipodi di quello che l’Europa auspica e promuove, cioè il sistema accreditatorio proprio delle libere associazioni professionali. E’ sopportato perché in termini politici è stato raggiunto un compromesso, ma è visto come residuale. D’altra parte è stato proprio Sardi, in audizione alle Commissioni riunite II e X della Camera dei Deputati, che ci ha ricordato che la direttiva qualifiche “ha previsto la costituzione di piattaforme comuni a cui devono partecipare, da un lato, gli ordini e i collegi e, dall´altro, nei Paesi dove esistono, anche le associazioni”. E in Italia le Associazioni esistono, anche grazie al tanto bistrattato articolo 26.
continua a leggere il contributo di Giuseppe Lupoi


IL PRESIDENTE DELL´ORDINE DEI MEDICI DI LATINA RISPONDE AL PRESIDENTE COLAP
Egregio Direttore, a seguito dell´articolo a firma del Dr. Pierangelo Sardi pubblicato su MondoProfessionisti.eu, e ripreso da una corrispondenza a voi pervenuta tramite EuropaSanitaNews, ho letto una nota di risposta del Dr. Lupoi che mi ha colpito per l´acredine con la quale ha argomentato le sue ragioni, sulle quali non mi soffermo, rivolgendo soprattutto un attacco personale al Dr. Sardi che ritengo esuli da una corretta e costruttiva seppur accesa dialettica circa gli argomenti in discussione. Conosco e seguo da molti anni le attività del Dr. Sardi nel settore delle professioni intellettuali e posso testimoniare che in ogni occasione egli ha sempre mostrato rispetto e educazione verso i sostenitori di tesi ed opinioni diverse dalle sue. Ritengo che questo suo diverso comportamento discenda proprio dal fatto di essere iscritto ad un Ordine Professionale. Distinti saluti.
Giovanni Maria Righetti
Presidente Ordine Medici Latina
EuropaSanitaNews


LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE COLAP A GIOVANNI MARIA RIGHETTI, PRESIDNETE ORDINE DEI MEDICI DI LATINA
Caro Direttore, leggo l’intervento del Presidente dell’Ordine dei Medici di Latina, dottor Giovanni M. Righetti che si duole del mio articolo di chiosa alla polemica innestata da Pierangelo Sardi in tema di Associazioni professionali. Lo considera un attacco personale e per questo giudica che esuli da “una corretta e costruttiva seppur accesa dialettica circa gli argomenti in discussione”. Continua testimoniando che Sardi “ha sempre mostrato rispetto e educazione verso i sostenitori di tesi ed opinioni diverse dalle sue” e che i diversi comportamenti si spiegano con il fatto che Egli è iscritto ad un Ordine Professionale. Ho due modi per rispondere al dottor Righetti. Il primo. Conosco anch’io Pierangelo Sardi da almeno dieci anni. Abbiamo parlato tanto e a lungo sul tema della associazioni professionali. Lui sa con quanta passione e quanto disinteresse mi sto dedicando alla costituzione in Italia di un sistema duale e sinergico tra Ordini e Associazioni. Nello specifico, però, si è avventurato in affermazioni che sa benissimo non aver alcun costrutto, solo per il gusto di sostenere una tesi “originale”. Meritava una risposta un po’ dura perché non si può giocare con il destino di milioni di cittadini italiani che esercitano una professione intellettuale ma che, per la capacità di lobby del sistema ordinistico, non sono ancora riusciti ad avere riconosciuto il loro status e la loro dignitas di professionista, al quale hanno pieno e totale diritto! Il secondo. Dal 1969 io sono iscritto all’ ordine degli ingegneri della Provincia di Roma con il n. 7349 e da allora esercito la professione con qualche successo. Il Dottor Righetti si dispiacerà se scrivo che l’attribuzione alla differenza di “rango” -iscritto o non iscritto da un Ordine- per il diverso tono usato è la prova della spocchia degli Ordinisti che si ritengono superiori all’universo mondo solo perché hanno superato un (il più delle volte ridicolo) esame di Stato? Se così fosse, pazienza!

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